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lecronachediunernia il blog di Emma Santo
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Curiosità
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3 ottobre 2009
l'amore ai tempi del collirio
Tutto sommato Gloria stava bene. E tutto sommato fa sempre tutto al più.
Altri tempi i tempi di Gloria, altri sogni i sogni di Gloria, altri manchi tu nell’aria le canzoni che tozzano contro il muro del suono di Gloria. Insomma chi più ne ha ce lo metta senza sottrarsi.
Gloria era bella da fare impallidire la luna che più pallida di così si muove, eppur la terra che la segue, perché senza il satellite i digiumani terrestri non sanno più che palloni prendere a calci dalle poltrone.
Era una ragazza sveglia, tranne quando dormiva. Era in gamba unica su piede solo e la sua vita era una rotula che girava sulla fortuna del bongiorno che si vedeva da quando la tivù era dal mattino e si compravano le consonanti americane, così gli italiani si potevano mettere i jeans invece dei genovs e alitarsi addosso con i chewingum e gridare ok, il prezzo è giusto anche se la Zanicchi ci aggiunge l’Iva, e fare gli yuppie nella happy hippo Milano da bere di sera prima dei pasti.
Aveva un culo che parlava, Gloria, era anolessica. Aveva occhi da cerbiatto dopo un trapianto fatto quando era solo una bambi. Aveva il passato del verbo avere, e avercene aventi anni venti. Non era gay, Gloria gayno.
Gloria cantava, era solista finché qualcuno non venne a farle compagnia. Quel qualcuno lì si chiamava Stefan, qui anche.
Gloria e Stefan entrarono subito in sinfonia, lui suonava la viola e strimpellava girasoli, lei intonava quasi sempre, stonando solo quando le consigliavano di stare in campana.
Poi Gloria e Stefan si innamorarono perdendo la mente e perduta mente si torna indietro con la memoria per ritrovare almeno i ricordi di quando si era piccoli e il tempo era solo un tic tac nelle loro mentine, quando quello che contava era uno che i numeri li sapeva dare.
Avrebbero vissuto così, due cuori e una caparra, un mutuo che parla solo alla fine del mese, il tempo che passa e gli devi qualcosa perché è un tempo debito, le fatture che nemmeno i maghi Otelma o Louise possono toglierti. Capirono che non era la vita che desideravano, ma il vitto, perché non si vive di sola aria nello stomaco.
Si diedero alla fuga a tutto gas e in pochi giorni sbarcarono il lunario.
Che bell’atmosfera che c’era lassù! Non sarebbero stati mai più con i piedi per terra, sarebbero stati figli delle stelle anche se non erano figli di Alan Sorrenti, avrebbero vissuto su un altro pianeta come extracomunitariterrestri e la disoccupazione sarebbe stata un problema alieno, non loro.
Improvvisamente il futuro non sembrava più un buco nero. Lo era.



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IL CANNOCCHIALE