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lecronachediunernia il blog di Emma Santo
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Curiosità
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25 maggio 2010
Il tenente che non teneva niente [terza e ultima - ma non terzultima - (s)puntata]
Era convinto di averli in pugno come mosche che si posano di odore in odore e le avrebbe schiacciate senza pietà, sebbene provasse sentimenti reconditi di trepidazione balsamica per quella donna con un nome che portava la femminilità in seno ma anche nelle gambe gazzelle, sulle labbra civette, tra le curve infestate da gatte morte, sulle natiche faraone che farebbero alzare la cresta a tutti i galli cedrati pronti a perdersi in un bicchierino analcolico. Quella storia stava diventando una squallida soap e lui non poteva assolutamente lavarsene le mani.
“Nullatenente!”, irruppe un insubordinato sul più “beh?”.
“Hanno trovato l’arma del delitto. Si tratta di un fucile a canne mozziconi, roba da tossici alle prime armi da fuoco. Forse un regolamento di conti pagati tutti dalla stessa persona, uno che scuciva soldi con la scusa delle mani bucate, un gangster scartato dal Big Brother perché era della Little Italy, un malandrino della malavita da non escludere con i malatempora che currunt. Insomma un poco di buono che ha fin troppo di cattivo.”
Forse la proprietaria non aveva pagato il pizzo e si trovava di fronte a una storia vecchia come quella dei merletti imbevuti d’arsenico che fa tanto film di quel regista molto bravo anche se gli davano del Capra. Ma certo! Quella donna che gli aveva dato uno scotch, probabilmente per tappargli la bocca, poteva essere l’anello mancante al dito di chi va a nozze con un caso come questo, scoprendo gli altarini con tutti i san pretini che ci sono sotto. Dove si trovava lei nel momento clou-seau? (“Quello sì che era un ispettore con tutti i cribbio!”, pensò tra sé e apperò il tenente che non teneva niente). Come aveva fatto a dimenticarsi di quella sventola tranne che d’orecchie, che gli aveva offerto un bicchiere sebbene lui avesse perso solo la brocca, per il resto non gli mancava niente? Si disse che doveva tornare in quel pub per interrogare l’unica presunta testimone oculata. Si vedeva che era sveglia, non come lui che odiava avere i minuti contati.
“Noi due abbiamo un conto in sospeso!”, lo sorprese però una voce alle spalle. Apparteneva al genere femminile, un’esemplare davvero singolare. M si voltò con il fare di chi avrebbe di meglio da fare ma fa quel che può e deve. Davanti a lei c’era la proprietaria del pub, l’avevano portata al suo cospetto e chi se lo coaspettava! La sua squadra rigava davvero dritto.
“Parli del diavolo e spuntano le donne”, rispose il nullatenente dalla proverbiale capacità di dire sempre la cosa giusta nel momento in cui la diceva. “Pensavo che offrisse la casa”, aggiunse poi con un sorriso a denti stretti ai ponti per non cadere.
“Non finga di non capire a cosa mi riferisco. Lei non sa chi sono io.”
“Si chiama Lara, porta una quinta di reggiseno coppa Malena, rigido ferretto fuori morbido ripieno Bellucci dentro, è sulla soglia dei 40 ma non è ancora entrata, ha un cane che ha chiamato Fido perché ha un marito bancario, il suo sogno era di debuttare alla Scala, peccato soffrisse di vertigini, per cui ha rinunciato alla danza e si è data all’hyppica ma i figli dei fiori erano ormai appassiti e allora ha deciso di buttarsi sul pub Blico. Un giorno un uomo alticcio, sul metro e settanta di ubriachezza, uno sbronzo come pochi le ha detto che assomiglia a Lara Croft. Da allora, ogni sabato sera mette in atto questa messinscema che ha chiamato Ecatombola Rider.”
M aveva scoperto le cartelle. Il dado era tratto e la cameriera aveva fatto srotolare di nuovo il suo amato red carpet diem.
“Capo non vale, mancava poco per risolvere il caso, potevamo vincere una batteria di pentole suonate!”, lamentò l’appuntato sul quaderno, mentre i tredici partecipanti tornavano alla vita di tutti i giochi.
“Lei sa chi è l’assassino, non è vero nullatenente?”. Lara era una in gamba, non si poteva certo dire il contrario cioè che di gambe ne avesse due, perché l’altra era stata sostituita con un mocio vileda ai tempi in cui andavano di moda i cyborg e il ballo della mattonella da lavare.
Sì, M lo sapeva. “L’assassino non può essere Sam, perché durante l’ora X era in una Y10 a cercare Donna e la prova è schiacciante come la cacca di un setter che la fa otto volte al giorno sempre alla stessa ora e sempre sullo stesso marciapiede, proprio dove l’ha pestata Sam poco prima di portare in macchina quel souvenir di una ricerca finita di merda. Devi sapere che io ho un olfatto apposta per questo tipo di annusate.
Donna, invece, aveva detto di trovarsi con un cliente ed è vero perché quel cliente ero io mascherato da bel tenentebroso. Il suo alibi è di ferro, come il pugno che mi darà ora che le ho svelato l’arcanoè.
Infine, anche lei Lara è da scartare, dato che al momento del delitto stava prendendo un’ordinazione al telefono dal mio collega che ama gli hamburger vegetariani perché sono gli unici che non si mangiano lo stomaco degli esseri umani.
Quindi l’assassino può essere solo il tredicesimo uomo, il maggiordomo che non era stato invitato all’ultima cena con i dodici apocrifi della Christie, un giallo che risorge dalle ceneriere di un clichèssia andato in fumo.”
I conti erano tornati e M rischiava di dover pagare per tutti. Un buon gioco si vede dal mattino, ormai era quasi l’alba, lui al gioco ci era stato, ora doveva andare altrove. Lo aspettava un’indagine vera, in fondo aveva affidato la sua vita al Caso, era giunto il momento di salutare quei bravi ragazzi quella buona donna quella sporca dozzina di bicchieri usati.
Il suo cercapersone lo aveva trovato, avevano bisogno di lui per risolvere una tragedia consumata durante una colazione strapazzata, un atto unico di follia ovicida. Quel giallo gli veniva offerto su un piatto d’argento, il nullatenente stava per passare dalla padella alla brace, doveva risolvere una faccenda scottante proprio ora che aveva  parecchi grill per la testa.
Era giunto da lontano il momento di partire. Dopotutto era un altro giorno ma francamente M se ne poteva anche infischiare.
 
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IL CANNOCCHIALE