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lecronachediunernia il blog di Emma Santo
8 novembre 2008
Unernia va in città

Ordunque Unernia è partita alla volta delle volte di Dublino. “Perché?” le ha chiesto l’Italia. “Zitta tu, belpaese buono solo da spalmare, oramai”, le ha risposto mettendola con due piedi in uno stivale.

Poi la nostra temerAria, temeraPioggia e temeErtutto in generale, ha preso un aereo a forma di trifoglio ed è atterrata sull’isola a forma di pinta di Guinness, se la guardi dopo che te ne sei bevute almeno quattro.

“Voglio diventare irlandera!”, ha gridato davanti alla statua di Molly Malone, che di giorno vendeva i pesci e di notte ne prendeva altri. Molly ha fatto orecchie da mercante qual era, ma Unernia non si arrende e girovaga per le strade dublinande in cerca di un lavoro.

“Yes I can!” si ripete da giorni come se fosse la statua della libertà con la faccia di Obama, mentre un piccione le ricorda che lassù un Dio c’è ma è al bagno. In fondo lo cerchiamo tutti nel momento del bisogno…     

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