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lecronachediunernia il blog di Emma Santo
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Curiosità
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9 dicembre 2010
Unernia trasloca
Se vi va, potete andare a trovarla qui:






Ci conto (ma poco, che la matematica non è il mio forte)

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permalink | inviato da unernia il 9/12/2010 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
8 marzo 2008
chi disse donna

Dicono che noi – le donne – siamo in grado solo di lavare, stirare, pulire, rassettare, fare la spesa, cucinare, fare le madri, le mogli, le amiche, le ‘crocerossine’, soddisfare i loro istinti primordiali, partorirli, accudirli, salvargli l’anima e il fondoschiena. Nient’ altro. Tutto qua?

Loro – gli uomini – sanno fare ben altro e molto di più.
Sanno giocare a calcio, a carte, alla playStation 1,2 e 3, mangiare e dormire contemporaneamente, disquisire per giornate intere sui massimi sistemi della “Champions League”, stare per ore davanti alla tv anche quando è spenta, passare dal divano al letto SENZA TOCCARE IL PAVIMENTO.
E soprattutto loro sanno chiedere. Perché “l’uomo che non deve chiedere mai” è un’utopia. Hai persino provato a farglielo bere quel dopobarba, sperando che smettesse di chiederti ogni volta dove hai messo le cose, QUALSIASI cosa, perché da soli non trovano mai nulla. Si lamentano pure se gli ricordi che stanno al solito posto, perché ignorano da sempre quale sia [!]

L’uomo chiede, eccome. Chiede che dopo avergli cucinato, e “dato che ti trovi”, gli faccia anche il caffè. Qualche volta, magari il giorno del tuo compleanno, ci ha provato a farlo lui, ma gli si è bloccata la digestione perché non era abituato a stare in piedi dopo mangiato.
Però è anche vero che i tempi (per qualcuno) sono cambiati, che ora ci pensa LUI a cucinare. E cosa c’è di più bello quando, per fare un semplice sugo, ti riduce la cucina che avevi appena finito di pulire come il set di un film di Dario Argento [!]. Ma è il pensiero che conta. Potresti desiderare di più? Non conviene, ti darebbe della pazza.

Ogni tanto però ci provi ad invertire i ruoli, provi a chiedere tu e punti in alto, per esempio ad uscire. “Stasera perché non ce ne andiamo al cinema?”. Con una sola domanda hai STRAVOLTO tuo marito. “Magari la settimana prossima” risponde, con il dito paralizzato sul telecomando.
L’ultima volta che siete andati al cinema insieme davano “Jurassic Park”. Altri tempi, quelli. Ci hanno messo meno dei dinosauri ad estinguersi. “E meno male che non siamo andati a vedere “L’ultimo bacio”, hai visto mai che poteva approfittare.

Il bello è quando ti rivolgono quelle domande banali del tipo “chi è che porta i pantaloni a casa vostra?”. Se provassero a domandare chi porta le pantofole i suoi piedi farebbero la OLA. Perché quando l’uomo arriva a casa, stanco anche se è domenica ed è stato al bar con gli amici tutta la mattinata, la prima cosa che fa non è cercare noi, ma cercare le pantofole. Loro sì che le porterebbe a cena fuori.

Invece, quando sei tu ad aprire la porta di casa, la prima cosa che fai è metterti una mano nei capelli e l’altra sulla bocca per non urlare. Perché, quando eri uscita te la ricordavi un tantino diversa, casa tua. Di disgrazie ce ne sono tante a questo mondo, ma se tuo marito va a lavoro dopo di te non ti viene da pensare a niente di più catastrofico.

Per fargli mettere i panni sporchi nel cestino hai dovuto montargli un canestro di rete come quelli dei campi da basket, cucendone l’estremità inferiore.

I primi tempi funzionava, gli davi anche dei premi. Poi quando hai osato di più, spiegandogli che una volta riempito il canestro doveva smontarlo e svuotarlo nella lavatrice, ha smesso di divertirsi.

E quando ci ha provato davvero ad usare la lavatrice, hai smesso di divertirti anche tu.

Voleva farti una sorpresa. E ci riuscì in pieno. A momenti ti ricoveravano. Il tuo pullover di lana “extravergine” costato quasi quanto l’ultima bolletta del telefono Iva inclusa era diventato una specie di cappello con tanto di paraorecchie. “Un tempo dovevano essere le maniche” era tutto quello che ti veniva da pensare, mentre tuo marito rovistava nei cassetti alla ricerca di self-control finché, spazientita, gli hai fatto notare – gridando – che non era un preservativo [!]

Gli uomini sono semplici. Basta domandare loro a cosa pensano. Basta che lo domandi ad un uomo solo, uno qualunque, tanto la risposta è universale. “A NIENTE”.

Ma tu non gli credi, ti arrovelli su quel NIENTE, cerchi di tradurlo, lo infarcisci di significati oscuri e sublimi, lo cospargi di mistero e non ti arrendi. Glielo domandi e glielo ridomandi, finché dopo anni di estenuanti tentativi arrivi finalmente a comprendere che non era mai stato più sincero di così.

E se il silenzio di una donna equivale a mille parole, quello di un uomo non ha niente da dire.


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permalink | inviato da unernia il 8/3/2008 alle 10:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
3 gennaio 2008
31
vecchia io? Solo perché faccio un buon brodo non vuol dire nulla…

[oh]

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permalink | inviato da unernia il 3/1/2008 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
7 novembre 2007
il cielo stellato sotto di lui
« Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più.
La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà.
 
»
                                                                                                                                                                                                                                          -Enzo Biagi-

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permalink | inviato da unernia il 7/11/2007 alle 2:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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