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lecronachediunernia il blog di Emma Santo
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Curiosità
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21 marzo 2008
revival #3

L’ATTESA  (14-10-2002)

 

Di nuovo. Agnese sente che è il momento. L’addome le si è fatto sodo come un uovo.

“È più duro del solito!” esclama. E Michele sorride.

“Si sta riferendo al pancione”, intervengo, smontandogli il castello delle sue allusioni di carta.

“Andiamo!”.

Mia madre ha preso i provvedimenti del caso. Rifare il letto. Può sempre arrivare qualcuno... alle tre del mattino.

La valigia con tutto l’occorrente è già nell’ascensore. Date le dimensioni - dell’ascensore - [1metroper1metro], c’entra solo lei - la valigia - “Controlla che nessuno chiami l’ascensore!”. Mia madre. E sono sempre le tre del mattino. Forse il suo cervello è stato programmato in Australia. Lì sarà più o meno mezzogiorno.

 

E si parte / di corsa a Caserta. Mia sorella comincia ad insinuare che forse è solo un falso allarme. Ma ormai siamo a metà strada. E per Michele non c’è mai del falso in un allarme lanciato da Agnese. Una volta pigiato il  pulsante rosso, lui va e basta.
Meglio rischiare di arrivare fino in clinica e dover appurare che non era il momento, che continuare a passare una notte insonne perché la sua futura consorte non è convinta che sia tutto normale. E lo tartassa finchè  se ne convinca anche lui.

La luna non è ancora piena. Qualche giorno ancora e sboccerà nel giardino satellitare. Tonda e bianca, come il pancione di mia sorella. Ma con più ombelichi.

La mutti, seduta accanto a me, è rimasta con il bloccasterzo in mano. Un mostro rosso che dovrebbe proteggere l'auto da eventuali tentativi di furto. Quell'auto, la sua Saxo celeste. Un auto, che se fosse l'unico modello disponibile in tutto il mondo manderebbe in fallimento le società che hanno progettato quel piatto rosso, dove - lei - prova ad infilare la testa ogni volta che Michele prova ad accelerare.

Siamo tutti molto svegli nonostante l’ora… vabbè, mia madre non fa testo… già  sta prendendo appunti per il pranzo.

Pensieri contorti si attorcigliano nella mente e prendono forma. Puoi vederli, se chiudi gli occhi. O se non dormi da parecchie ore, come noi. Nitide fotografie di un bambino che forse oggi verrà alla luce donandoci la luce.

Vedo quel bambino nel sorriso del padre che si riflette nello specchietto retrovisore, nella sua eccitazione abbracciata alla paura più tenera del mondo. Sentimento ignoto, gusto mai provato/

lo vedo tra i contorni dei sospiri di sua madre, che ogni tanto si volta e interseca sorrisi a bronci improvvisi, colorati, come le stelle filanti che le si intrecciano alle dita mentre accarezza il suo ventre e  culla il suo bambino con ninnananne d’attesa.

Lo vedo.

 Avrà i capelli scuri. E sarà come scartare il regalo più bello e inaspettato che la vita avrebbe potuto scegliere.

 Per tutti noi.

                                                         

  

Di nuovo in autostrada. Sono le cinque del mattino. Dovremo aspettare una settimana, ancora. Tornare per il ventidue di ottobre.

Per il viaggio di ritorno mia madre il bloccasterzo lo sta usando come cuscino. Scomodo, ma utile. Se non altro è sicura che i suoi sogni non glieli ruba nessuno... Io continuo a vedere pensieri materializzarsi sull’asfalto ingoiato dalla notte. Penso a cosa mettermi nel panino, più che altro. Perchè all'alba fame e sonno si tengono per mano.

Michele continua ad essere eccitato: è pur sempre la prima volta che guida in autostrada! Si volta verso Agnese e le sorride. Ma lei è lontana. Sulla scia di altre comete

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permalink | inviato da unernia il 21/3/2008 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
19 gennaio 2008
se il mare è una tavola mangiaci su
"è che dovrei fare nuoto, me l'ha prescritto il medico della muta.
però il tempo è quello che è, anzi quello che non è..."
"beh, però al mare ci vai ..."
"di tanto in tanto. anzi, posso essere franca?"
"ma Franca non è tua madre?"
"sì. però ultimamente le somiglio."
"va bene, vada per Franca. anche se il tuo nome mi piace di più."
"bene, allora. dove eravamo rimasti?"
"da tua madre."
"ora ricordo... dicevo che al mare ci vado di tanto in tanto. beh, la verità è che ci vado di poco in poco. e ultimamente sempre meno. perciò, mai."
"capisco... e cosa sei? stile o rana?"
"una rana con stile."*


*l’ultima domanda e l’ultima risposta sono riconducibili a fatti o persone (me e la mia vicecapA) realmente esistite. anche se della mia esistenza sono la prima a dubitare.

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permalink | inviato da unernia il 19/1/2008 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
19 novembre 2007
a pranzo dai suoceri
mmm, questa salsiccia mi sembra un po' troppo rossa... sarà cotta bene?... non posso domandarlo, metterei mio suocero in imbarazzo... le ha fatte apposta per me e le ha fatte solo per me, perché non mangio l'agnello...potrebbe rassicurarmi sulla sua perfetta cottura ed in cambio avrei fatto la mia solita figura della rompicoglioni schizzinosa, che non mangia l'agnello e perdipiù si mette a sindacare sulla cottura delle salsicce fatte apposta per lei.
oppure potrebbe accorgersi che ho ragione e si scomoderebbe a cuocerle ancora.
ed avrei fatto comunque quella bella solita figura di cui sopra.
do un altro morso, magari è suggestione... mmm però c'è quel rosso che mi spaventa... vabbè ma se poi è davvero un po' cruda che male può fare? non che mi entusiasmi l'idea di diventare il nuovo monolocale di qualche parassita.. già me lo immagino il verme solitario che tiene sveglio il mio intestino pigro...
potrei chiedere a
val, ma il tavolo è piccolo, nessuno è preso da altro...... sembra quasi che tutti gli occhi siano puntati su quello che mangio o che non mangio... se glielo domando apertamente è come se lo domandassi a suo padre..e tutti lì a scrutare la salsiccia indagata...
ok, allora provo con la telepatia...basta un'occhiata e lui capirà.
è sempre stato bravo a capirmi al volo, senza bisogno che aggiungessi parole al silenzio dei miei sguardi.
al momento giusto attiro la sua attenzione e... eccolo.

il momento  giusto
.

gli sfioro una gamba, mi guarda...i miei occhi lampeggiano sul pezzo di salsiccia trafitto dalla forchetta...poi ritornano da lui, a forma di punto di domanda.
Si tocca la pancia sazia e soddisfatta e singhiozza:

- "no grazie, sono pieno."


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permalink | inviato da unernia il 19/11/2007 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
15 novembre 2007
lei&lui
- amorema: se qualcuno mi offrisse dei soldi per venire a letto con me, tu che faresti?
- beh, dipende...se ti danno un milione di euro...
- e se poi va a finire come in "proposta indecente"?... l'hai mai visto quel film?
- sì. quello con richard gere
- era robert redford
- sì. quello dove lei va con lui e poi dopo si picchiano
- [!]


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permalink | inviato da unernia il 15/11/2007 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
5 novembre 2007
Blackcoffee&cigarettes


Si faceva aggiungere del latte freddo, perché il white coffe (caffèamericano&lattecaldo) costava 25 pence in più.
Si sedeva al tavolino accanto alla vetrata, arrivava prima di tutti,  a volte anche prima che il bar-ristorante aprisse, perché quel posto apparteneva a lui |a nessun altro|.
Prematuramente  chiedeva dell’ice tap water. Odiavo dover andare giù a  prendere il ghiaccio quando era ancora così presto perchè sapevo che non mi sarebbe servito prima delle undici e mezzo,  quando il ristorante avrebbe aperto per il lunch, così come sapevo che per quell’ora sarei dovuta scendere di nuovo a prenderne dell’altro e sostituirlo con quello che si era sciolto.
Rimaneva seduto per ore a scrutare l’orizzonte fatto di rotaie, tram, l’ingresso del centro commerciale, newsagent,gente che passa,che aspetta,che attraversa,che fa tardi,che si ferma,che saluta,che si perde in un cielo assente.
Prendeva appunti, regalava i suoi occhi ai bianconigli e scriveva di cose, persone, mondi che non mi sarei mai sforzata di comprendere.
Fumava, incessantemente. Nei miei occhi, nella mia gola, nella mia testa che vagava nella nebbia che le alitava addosso a pochi metri dal bancone.
E non lasciava mai mance. A volte si dimenticava anche di pagare.
Un po’tutti – in buona fede e a giorni alterni - gli volevano male, dallo staff del bar – me compresa - ai manager che per un solo black coffee – di rado due - ed oreoreOre  di invasione non ti mettono di certo sulla lista dei clienti da trattare con riguardo e stima.
Più di un qualchevolta lo si mandava persino a fanculo, sempre tra le righe e sempre masticando sorrisi tra i denti.
Non faceva nulla di male, però aveva un non so che di irritante.
Forse perchè la sua presenza sembrava voler sottolineare che in quel posto i giorni, i gesti, i clienti - all inclusive - si ripetevano con una monotonia che strizzava l’occhio alla paranoia.
Eppure ci si preoccupava se non lo si vedeva per una settimana di fila. Alla fine ci si affeziona persino ai rompiballe abitudinari e tenaci.
Una volta mi lesse due pagine del romanzo a cui stava lavorando. Non capii nulla, ma annuivo e sorridevo, aggiungendo di tanto in tanto un very nice che lui si faceva bastare.
Forse a  bastargli era leggersi ad alta voce, far vibrare le sue parole rafferme sulla carta maltrattata e farne partecipe l’aria che le circondava.
Non importava che l’interlocutore capisse davvero, importava che il suo romanzo si sedesse sul bancone e guardasse negli occhi il suo genitore, facendoli luccicare.
Spesso vedevo spuntare i suoi capelli adottati dal tempo dietro uno dei monitor dell’internet point sotto casa, in South Croydon.
Nei miei giorni peggiori lo vedevo persino affrettare il passo per strada, dalla mia finestra che dava sulle strisce pedonali, sui semafori all’angolo, sul traffico, sul pub, sull’aria che non respira .
Una vera e propria persecuzione, quello scrittore curioso che aveva sempre fretta, anche quando ordinava il suo caffè e l’acqua di rubinetto, come se fosse diretto chissà dove e non potesse indugiare, sebbene restasse e non avesse posti visibili da raggiungere.
Sebbene non andasse mai in nessundove tangibile.



-    perché questa voce? è successo qualcosa?
-    non hai visto il telegiornale?... la ragazza inglese uccisa a Perugia era la figlia di John… l’ho visto per caso…l’hanno intervistato… ha detto che per lo shock non riesce nemmeno a piangere… hanno fatto vedere Croydon , la strada in cui abitavamo…ci presentò sua figlia Meredith due anni fa.. ne aveva venti allora…John l’aveva portata a pranzo da Mamma Amalfi… quando l’ho visto in televisione mi stava venendo un colpo.
            ancora non ci credo”


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permalink | inviato da unernia il 5/11/2007 alle 23:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE